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La pianura padana tra il ferrarese e il bolognese

  • Immagine del redattore: Andrea Balboni
    Andrea Balboni
  • 30 mar 2024
  • Tempo di lettura: 1 min

Campi coltivati infiniti, distese di piantagioni come frumento, barbabietola (assai più abbondante prima che chiudessero i numerosi zuccherifici), colza, erba medica, grano turco.



Campi interrotti solamente dai fossi per l'irrigazione dove trovi qualche airone ad aspettare che passi un pesce oppure una ormai rara rana.


Campi alternati a filari di frutta come mele, pesche o pere.


Ogni tanto qualche relitto di coltivazione della canapa, ovvero il macero , importantissimo per la biodiversità, quando non è prosciugato.


Lì vedi i salici di là dall'argine, a contornare un fiume come può essere il Reno, o i pioppi coltivati in golena.




Qualche paese, qualche frazione di abitanti per la maggioranza anziani, sgorga dall'orizzonte col suo campanile.


Eppure Pianura Padana emani il tuo fascino, soprattuttto per chi ci è cresciuto: l'odore della nebbia umida d'inverno, i fiori della primavera sugli argini, il grano secco e la paglia dell'estate sotto i 40°C dell'Anticiclone Africano, la pioggia dell'autunno e l'erba con la rugiada.

 
 
 

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